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2010-01-25 17:59:47
Arti Marziali: Allenamento e addestramento
Le tecniche segrete esistono. Si chiamano allenamento e addestramento ed è nel loro giusto rapporto che si crea un atleta e un combattente.


In una lezione di arti marziali Allenamento e Addestramento possono stare tranquillamente accanto e intrecciare i loro ruoli ma è comunque un errore madornale considerarli come sinonimi.


Il sentire comune non fa grandi distinzioni. 

Magari in modo intuitivo si tende a considerare l’allenamento un po’ più “lavoro da atleti” e l’addestramento un po’ più “lavoro da militari”. Si tratta di una distinzione grossolana che, a scavare a fondo, sembra più regolata da parametri di quantità e difficoltà che non dalla differente tipologia e natura dei due.

Questo malgrado il corretto dosaggio delle due attività distingua un combattente completo da uno semplicemente ben allenato o unicamente ben addestrato.


Senza voler andare troppo a fondo in questioni semantiche (potremo usare anche i termini “Tecnica e “Preparazione fisica” allargando ancora il discorso) possiamo dire che:


Il significato del termine allenamento risiede in quello di prendere “lena” o abitudine. Allenarsi è dunque abituare il nostro corpo con opportuni stimoli a sopportare un determinato carico di lavoro.

Con tale termine generico intendiamo nella fattispecie delle arti da combattimento tutte quelle qualità:

Fisiche che fanno riferimento alla capacità di sopportare la fatica, capacità di esprimere un certo tipo di forza e la velocità di risposta semplice agli stimoli.

Psicofisiche in cui la mente gioca un ruolo nella resistenza alla fatica, al dolore e allo stress. 


Il significato del termine addestramento risiede in quello di acquisire destrezza in un particolare gesto tecnico. Addestrarsi dunque è far si che la nostra azione di combattimento risulti sempre più naturale e sempre più spontanea.

Con tale termine generico intendiamo:

Le capacità fisiche di usare in modo corretto la muscolatura limitando il più possibile contrazioni agoniste, l’uso funzionale delle catene cinetiche e la capacità di passare in brevissimo tempo di estremo impegno ad altri di estremo rilassamento. 

Le capacità psicofisiche di astrazione, comprensione e padronanza logica della tecnica, di problem solving ad un determinato stimolo inatteso e di elaborazione tattica in situazione di forte stress. Una sorta di “destrezza mentale”, per intenderci.


Chiaro comprendere, dati questi presupporti, come tutti e due gli elementi siano importanti nell’ambito sia della singola seduta che di una programmazione a lungo termine. Certo, probabilmente un maratoneta spenderà più tempo di un kickboxer in allenamento ma considerevolmente meno in addestramento; ma nessuno dei due può pensare di ottenere risultati puntando solo su un aspetto. 


Il segreto delle Arti marziali risiede dunque, in rapporto al fine che si vuole ottenere, nel giusto dosaggio di questi due elementi. Di sicuro potremo dire che più si va avanti con l’età più l’aspetto dell’addestramento diventa importante in relazione all’allenamento per meri problemi di deterioramento fisiologico delle capacità fisiche. 

Ma solo e soltanto sino ad un certo punto.

C’è un limite, infatti, oltre il quale anche la destrezza più fine non più esprimersi senza una struttura base di capacità fisiche di supporto. 

Il Maestro che non si allena, non esiste.