La pratica e la progressione nel Jeet Kune Do
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Breve guida per chi vuole iniziare a praticare Jeet Kune Do e non sa cosa aspettarsi e qualche suggerimento di autovalutazione per chi il percorso l'ha già iniziato |
Tra i sistemi di combattimento e le arti marziali caratterizzati da un programma vasto e articolato, il jeet Kune Do occupa un posto di sicuro rilievo.
Se questo offre il sicuro vantaggio di consentire un ventaglio di tecniche, tattiche e strategie pressoché completo e dunque la capacità e gli strumenti per gestire qualsiasi situazione di combattimento, nondimeno può essere considerata un'arma a doppio taglio.
L'altra faccia della moneta di un metodo così completo, in particolare per chi inizia, sta nel riuscire a comprendere la propria progressione all'interno del sistema. Il Jeet Kune Do tratta nell'ambito delle mani nude le distanze dei calci dei pugni del clinch nel corpo a corpo così come degli intrappolamenti di mani, leve proiezioni, strangolamenti, divincolate e immobilizzazione sia nella lotta in piedi che nella lotta a terra.
Solo nel settore del combattimento disarmato tra i sistemi marziali cui provengono le tecniche integrate nel Jeet Kune Do, possiamo citare:
Wing-Tsung, Kickboxing, Boxe, Savate, Tahiboxe, Judo, Ju-Jitsu (tradizionale e brasiliano), e Shootfignting, Silat e metodi di manonuda derivati da sistemi armati di Kali filippino.
Il combattimento armato generalmente "limitato" all'uso del bastone singolo e doppio e al coltello, non è da meno ed integra diversi sistemi filippini accogliendo stili che prediligono la lunga distanza nel combattimento accanto ad altri che si concentrano sul corpo a corpo; stili che mettono l'accento sulle armi da taglio assieme ad altri in cui il bastone occupa un posto predominante.
Facile immaginare come uno studio tanto vasto, profondo e integrato, possa scoraggiare e, in particolare all'inizio della pratica, possa dare la sensazione di "affogare" letteralmente nel programma d'allenamento. Sicuramente il Jeet Kune Do, la via per intercettare il pugno teorizzata e realizzata da Bruce Lee ed evoluta da Dan Inosanto, non è un tipo di attività di "facile consumo" ma come altre discipline nelle quali si sfida se stessi, è capace di ripagare con grandi soddisfazioni.
Arrivarci vincendo l'ansia di voler abbracciare l'intero sistema subito, è qualcosa di più che raggiungibile a patto di accettare il fatto di essere sufficientemente costanti nella pratica e di fare un passo alla volta senza strafare.
Infatti, il Jeet Kune Do è un sistema ampio e articolato ma ha una sua ferrea logica interna, regolata da principi di applicazione delle tecniche, di efficacia ed efficienza nella gestione delle stesse e metodi di allenamento che consentono di abbracciare nello stesso esercizio, più qualità e attributi.
La filosofia è spingere e stimolare l'atleta a lavorare su più fronti con un singolo esercizio. Solo per fare un semplice esempio, quando si allenano le tecniche della boxe si sta allenando anche il footwork, i movimenti del corpo e le catene cinetiche che si usano anche in altre tecniche di percussione, l'occhio e i riflessi oltre a ovviamente la condizione fisica.
E' un po' come versare un secchio d'acqua in un bicchiere dopo l'altro o versarlo in un contenitore collegato a tutti i bicchieri che dobbiamo riempire. Si fa prima e non se ne spreca neanche una goccia.
La costanza è in tal senso una delle chiavi per ottenere presto risultati ma il metodo di studio e la struttura stessa del Jeet Kune Do offrono un grosso vantaggio: ciò che si apprende rimane in memoria e può essere recuperato e "aggiornato" in un secondo momento.
A differenza di un allenamento puramente fisico che fa correre il rischio di iniziare da capo dopo un fermo di uno due mesi, il Jeet Kune Do, proprio perché collega diverse aree del combattimento assieme crea una sorta di rete attraverso cui, anche solo grazie a pochi appigli, è facile risalire e recuperare l'intero "quadro" già dopo poche sessioni.
Lo sviluppo di questa rete di conoscenze, del suo numero e complessità di collegamenti è, molto più del numero di tecniche conosciute o degli anni di pratica, il metro e la misura di quanto si sta progredendo all'interno del sistema.
Il neofita inizia la pratica ...
...ed ha la sensazione di essere letteralmente "inondato" di informazioni.
Poi comincia a sviluppare la rete,
la struttura all'interno della quale queste informazioni si collegano tra di loro acquistando senso.
Quindi vede da solo le analogie,
scopre che più pratica, più queste crescono e si ramificano offrendogli possibilità nuove e vantaggiose.
Comincia a evolvere il sistema anche per conto proprio.
A quel punto, se il Jeet Kune Do è la via che ha deciso di seguire,
ha vinto il biglietto per una pratica infinita e sempre nuova.
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